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Arrivederci, Jesùs!

Non avrei mai immaginato di dovermi trovare a scrivere un ultimo saluto ad un amico.

Voglio farlo ora, mentre di notte ascolto Incantamento del Paolo Fresu 5et che mi regalasti vari anni fa.

Poche sono le persone che posso considerare davvero amiche e tu, Jesùs Gonzalo Boizas, eri una di queste.

Nonostante siamo stati sotto lo stesso tetto per soli quattro intensissimi mesi, il legame che tra noi due si è creato aveva qualcosa di magico, infatti è durato molto a lungo ed ha superato i confini dei rispettivi paesi di provenienza.

Ricordo con orgoglio il continuo, inarrestabile, desiderio di confronto che ci rendeva complici in qualunque momento che abbiamo condiviso. Infatti, sia che si trattasse di discutere di musica o di arte, di architettura, di cinema, di bellezza, di amore, di politica o di qualunque altra tematica, trascorrevamo ore ed ore, quasi sempre in compagnia di una birra Cruzcampo fresca comprata nella tienda de alimentaciòn y diversos sotto casa.

Ho avuto l’onore di ri-scoprire, grazie a te, l’importanza del genio innato che ci può essere dentro ognuno di noi, attraverso l’esempio di persone a noi comunemente note ed apprezzate: Roberto Benigni, Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Benito Merlino, Fred Buscaglione oltre a tante tante altre.

Non a caso queste persone sono tutte Italiane, ecco, per nulla a caso: mi hai fatto ricordare che l’essere italiani, visto con gli occhi di chi italiano non lo è, è piuttosto affascinante e può colmare di orgoglio anche chi questo orgoglio può averlo perduto poiché assuefatto dalla triste routine contemporanea italiana.

L’ultima volta che ci siamo visti, poco più di un anno fa a Valencia, è stato per me rivedere un amico col quale ho condiviso molta strada della mia vita, anche se molta in realtà non è stata. Soprattutto, è stata l’occasione in cui, a sorpresa, hai conosciuto il mio bimbo, Davide e nonostante non te lo aspettassi, lo hai fatto divertire un mondo mentre lo ascoltavi cantare la marcha real.

Mi hai insegnato come un maestro a parlare un’altra lingua, lo spagnolo, ed anche che esiste una maniera diversa di vedere la vita, molto semplice, che consiste nell’apprezzare le cose normali che ci si presentano, affrontandole con arguta intelligenza quale quella che ti ha contraddistinto.

Mi mancheranno le ore passate in una qualunque taberna del centro storico di Sevilla, a qualunque ora del giorno, a chiacchierare sorseggiando una manzanilla accompagnata da ottimi gambas de Huelva o carabineros per farmi conoscere le tradizioni della terra andalusa, la sveglia al mattino di sabato o domenica con le dolci note musicali di “Un giorno sarai un’isola” di Benito Merlino che inneggiano alla mitica Stromboli a tutto volume con le finestre spalancate ed un sole sureño stupendo là fuori, le passeggiate in giro per l’Andalucìa in riva all’Oceano a el Palmar de Vejer oppure nelle vie del pittoresco pueblo blanco di Grazalema, oppure ancora nei dintorni di casa tua a el Puerto de Santa Maria.

Mi mancheranno le tue analisi precise, metodiche e specifiche delle cose, alla luce della tua alta cultura, i lucidissimi ragionamenti, mai fini a se stessi ma aperti ed orientati all’ascolto del pensiero altrui per fare in modo che questi si potessero intrecciare e che ci si potesse arricchire vicendevolmente.

Mi dispiace di averti in qualche modo lasciato solo e di non esserti potuto stare vicino nel momento della tua recentissima, inaspettata, maledetta sofferenza.

Rimangono insieme a me i numerosi cd di musica di qualunque parte del mondo che mi hai donato, così come un amico dona qualcosa di importante ad una persona cui vuole bene.

Rimangono dentro di me gli incancellabili ricordi di un pezzo di vita vissuto insieme ad un vero amico, impreziositi dalla consapevolezza di aver conosciuto una persona speciale, una persona rispettosa e rispettabile, buffa e generosa, seria e divertentissima, solare, vera.

Lì dove ti trovi, ora, amico mio, riposa in pace e veglia su tutti noi.

Hasta luego!

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